Tu Non Mentirai – Thou Shalt Not Lie

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Archivio per la categoria ‘Prosa’

Distrazioni

Pubblicato da Max su 15 Novembre, 2009

Scrivo per te, eppure il mondo mi distrae.

Scrivo di te, ed è come raccontare il mondo, le sue luci, i colori.

Niente conclusioni. Niente esclusioni per lasciar dentro il messaggio.

Meglio qualche parola persa che correre il rischio di tagliar via la chiave per aprire i misteri del mestiere di scrittore.

Scrivere per te, respirare e poi tutto il resto, in un susseguirsi di assordanti verità da annotare e dimenticare, per tornare a cercarle quando il vento cambia. Quando la pagina finisce.

 

Un saluto. Max.

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Fermo immagine

Pubblicato da Max su 11 Novembre, 2009

Un volo, unico e fermo, nell’aria raccolta intorno ad un momento perfetto.
Un’immagine distinta e passeggera da leggere in un istante,
per decidere se afferrare quello slancio di pensiero
e buttarsi nel vorticante turbinare di tutti gli attimi che seguono.

Sarebbe bello avere sempre dei segni che ci aiutino a scegliere la giusta strada. Soprattutto in quei momenti topici in cui tutto sembra fermarsi, o almeno rallenta, e noi che si accelera avanti per afferrare il destino che ci viene incontro.

Un saluto, un po’ confuso. Max.

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Lascio dire

Pubblicato da Max su 7 Novembre, 2009

Lascio dire a semplici parole quello che lunghi silenzi non ti hanno ancora saputo raccontare.

Un unico punto in comune tra il mio presente e tutto ciò che lo contiene: il tuo sguardo dolce che tiene insieme i pezzi della mia anima.

Ho strappato frammenti d’avvenire dal mio futuro per poterli mettere sull’altare della mia passione per te. Misteri insondabili nuotano nell’aria densa che si raccoglie intorno agli attimi decisivi.

Solo il mistero più grande, però, mi è stato svelato; il motivo per cui non cade tutto in frantumi verso l’ignoto termine dell’universo: la tua dolcezza.

Un gesto, un gesto ancora, ancora una carezza poi potrò tornare nel vento da cui sono venuto, quel vento di speranza e fantasia nato dai sogni di una notte qualsiasi, e che correrà verso lo straordinario domani che ci aspetta, insieme io e te, in fondo al sentiero della vita.

Un saluto. Max.

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Tornando sul luogo del delitto

Pubblicato da Max su 11 Ottobre, 2009

<Se non ti dimentichi, mi cerchi quel foglio su cui era scritto quel numero di telefono?>

<Ora che mi hai detto “se non ti dimentichi”, sono costretto a non dimenticare quello che mi hai chiesto, e visto che non riuscirò a togliermelo dalla testa, molto probabilmente sarà una delle prime cose che farò non appena ci salutiamo.>

Avevo appena salutato il collega, diretto alla mia scrivania dove pensavo di rintracciare il foglietto di cui mi aveva chiesto. Dannato disordine! C’erano abbastanza fogli, su quella scrivania, da poterci scrivere sopra i promessi sposi in caratteri ampi e comodi. Quel foglietto non salta fuori, pazienza, riprovo più tardi.

Mi avvio per le scale dopo aver chiuso a chiave l’ufficio. Mi smarco con destrezza dalla visuale della porta della segreteria, per evitare che mi si scorga dall’interno. Salto i gradini a due a due e in 120 secondi netti entro con un sorriso nel bar sotto il palazzo.

La vita in fondo scorre semplice nel letto del comune senso pratico. Le cose che nessuno vuole fare, si cerca di evitarle, le cose che vogliono fare tutti, le evito per troppa fila. Faccio solo ciò che mi trovo a portata di mano e mi ritrovo spesso a fare cose che voglio fare solo io perché gli altri non sanno nemmeno cosa siano.

Cappuccino e cornetto. La relazione sul sopralluogo può attendere, niente di meglio di sani zuccheri, debitamente miscelati per cominciare una giornata. Il cellulare è sempre acceso. Purtroppo per contratto. Ottima tariffa, scheda aziendale. Un solo grande errore: ho dato il numero alla mia ragazza, che ovviamente era al corrente dell’impossibilità di poterlo spengere. Per i miei superiori devo essere sempre raggiungibile, come ogni altro collega, ma esserlo sempre anche per i familiari o per la mia ragazza può essere alle volte controproducente. Non sono un infedele. Non ho mai tradito, ma certe volte non essere raggiungibile, e giocare con il pensiero ozioso di tagliare i ponti con tutto e scomparire per sempre è piacevole. Poi squilla il telefono e si ricomincia.

<Pronto? >

<Dove sei? In ufficio ti ho cercato ma è chiuso, se sei su al personale ti raggiungo>

<Sono fuori ufficio, sì, poi ti dico, non sono al personale ma ci vediamo lì tra 5 minuti, devo fare un salto al centralino>

Al centralino ci passo davvero, così semmai qualcuno chiede, ho anche il motivo per non essere davanti al monitor del mio pc. Ci lavora un ragazzo simpatico, che approfitta degli ampi banconi ora vuoti che sostenevano grossi apparecchi ora sostituiti da agili tecnologie poco ingombranti. Si è attrezzato bene: valigetta con tutto l’occorrente, gomme colle solventi pinze scatolette e pennelli. Si fabbrica riproducendole le miniature che poi colora, e mi piace passare a guardare i suoi progressi. Non ci entra mai nessuno lì dai centralinisti, si fa prima a telefonare, e perciò si ritagliano spazi che i figli a casa non permettono più.

<Ah, c’è anche un fax per voi…>

L’alibi è perfetto adesso!

Il foglietto scopro che lo tenevo tra due pagine dell’agenda, e il numero che c’è sopra forse aiuterà a sveltire una certa pratica. Che poi sveltire sembra una di quelle cose all’italiana dove se conosci sveltisci e se non conosci aspetti all’infinito. Nonono. Bisogna proprio sveltire perché è un’emergenza. Una di quelle cose che nascono affrettate e urgenti, a ridosso di altri eventi che devono accadere ma che necessitano della pratica di cui sopra per vedere la luce. Però il responsabile non sono io. Non sono stato “taskato” per l’occasione. Non ho avuto l’incarico. Meglio così, il barista ringrazia.

<Ecco il numero che cercavi; mi è arrivato questo proprio adesso, forse ti serve>

Gli passo il fax appena avuto, davanti l’ufficio personale, e guardo la sua espressione mentre lo legge: tra il soddisfatto e il sollevato. Per un curioso errore del destino, avevo mandato una mail ad un tizio che non c’entrava nulla con quello che dovevo fare io, ma in cui chiedevo che si sveltisse, spiegavo l’urgenza e bla bla bla… mi sono reso conto solo dopo che non ero stato chiaro sull’oggetto, e dunque non mi aspettavo più nulla da quel sollecito (che tra l’altro poi ho scoperto non era nemmeno il destinatario giusto).

Era tuttavia l’interfaccia con cui avrebbe dovuto avere a che fare il mio collega tra poco, e avendo ricevuto una mail di sollecito un po’ vaga si era attivato per scoprire cosa era di così urgente che aveva chiesto il mio ufficio (inteso come sottoinsieme di persone) e aveva trovato solo la pratica semisepolta ma urgente da inoltrare e far procedere. In pratica: cappuccino, cornetto, due chiacchiere su modellini, e la gratitudine di un uomo che all’improvviso scopre di aver già finito di lavorare per quel giorno e senza stress. A cui va aggiunta la soddisfazione di leggere negli occhi di tutti gli altri una domanda: ma come ha fatto?

Torno ad aprire l’ufficio, smisto la posta, e provo a fare ordine sul tavolo. Do un’occhiata a qualche carta: veramente avrei dovuto rispondere a questa lettera già da due giorni?

Faccio una telefonata, chiedo ulteriori informazioni che la lettera non dava, spiego che erano necessarie per una esatta relazione sull’operazione richiesta, mi dicono attenda, non ce la facciamo per oggi, facciamo per la prossima settimana. Ok.

Soddisfatto chiudo l’ufficio, mi affaccio in segreteria e vengo placcato

<Mi può firmare questo?>

<Certo, avete trovato quei nomi per venerdì? No? Ok, vediamo, ditemi i presenti… vanno benissimo loro>

Dicendo che me ne sarei andato di sopra a trattare certe faccende, non visto sguscio fuori e me ne torno al bar per il sano panino meridiano. Squilla il cellulare.

<Dove sei?>

Ma che è, hanno tutti improvvisamente cominciato a spiarmi? Ogni volta che mi allontano un attimo vengo raggiunto al cellulare. La maggior parte della giornata la passo così, a smarcare tutti quelli che mi vogliono rinchiudere in ufficio. Sembro un sorvegliato speciale. Oppure lo sanno.

Sanno che passo volentieri il mio tempo al bar sotto il palazzone che mi piace guardare da fuori, ma eviterei volentieri di entrarci. Come la polizia che sorveglia il luogo dove si è svolto un delitto, per scoprire se il furfante si ripresenta. Con me vincono facile. Io sul luogo del delitto ci torno.

<Sono un attimo in copisteria, arrivo, ci vediamo al piano dell’amministrazione, mi devono dire una cosa sugli arretrati di maggio>

Saluto il barista, che ringrazia.

Si tratta di un racconto di fantasia, non si fa riferimento a cose, fatti o persone realmente accaduti. Se poi sono accaduti realmente, fatemelo sapere.

Un saluto. Max.

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Ogni venerdì

Pubblicato da Max su 8 Ottobre, 2009

Un racconto.

Ogni venerdì vado in viaggio dalla città dove lavoro a quella dove ho casa.

Ogni venerdì salgo sul treno e l’unica cosa che chiedo alla vita, per quelle 4 ore, è che non diventino 5 con qualche ritardo.

Ogni venerdì gioco con l’idea di stare facendo per l’ultima volta quel tragitto, pensando a cosa potrebbe rimanermi da portare via alla fine.

Ogni venerdì fuggo letteralmente, per essere il prima possibile a casa, dopo essere sceso alla stazione mi scaravento giù per i corti gradini con lo zainetto sulle spalle per non perdere l’autobus in coincidenza.

Ogni venerdì, arrivo davanti alla porta di casa. Davanti alla porta che, insieme a tutto il resto, finisco di pagare tra circa 19 anni, se tutto va come deve (certo che se va meglio finisco anche prima, ma ci conto poco).

Ogni venerdì entro in casa, e annuncio la mia presenza, la reazione è pressoché sempre identica: un lungo silenzio.

Mi avvio sempre con la massima attenzione, cercando di non fare rumori forti, pestando i piedi o urtando qualcosa. Un’abitudine di un tempo passato.

Entro nella stanza da letto, mi spoglio e sistemo gli abiti.

Ogni venerdì, mi aggiro per casa in mutande e mi guardo ogni angolo, riconoscendo le molte cose che mi sono familiari. Che ormai sono familiari solo a me, e nessun’altro le riconoscerà mai più.

Ogni venerdì mi fermo in mezzo alla sala, la guardo per quello che è: riempita solo del vuoto che ormai mi porto sempre dietro. E piango.

Oggi è venerdì, e tra poco partirò. Mi si è avvicinata una persona, una perfetta sconosciuta che mi ha detto: perché non giochi con me?

Una bambina. La madre poco distante. Le ho risposto che non potevo e che stavo per partire, e lei mi ha risposto: partire? Per dove? Qui c’è tutto!

Questo venerdì sarà diverso. Oggi non vado a casa. Oggi resto qui. Oggi vado in un parco. Già so che piangerò, ma a casa, oggi, non voglio andare.

Tutto questo non è riferito a fatti, cose o persone realmente esistenti. Mi piace calarmi nel personaggio, ogni tanto.

Un saluto. Max.

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Che bella frase

Pubblicato da Max su 6 Luglio, 2009


Mi lascio andare sui sentieri delle parole perse.
Chiedo a chi incontro se riescono a scorgere il sole e dove sorge,
ma l’unica risposta che ottengo è un lungo lamento
di chi il sole ha smesso di cercarlo.

Mi lascio andare lungo i sentieri delle parole trovate.
Offro il mio aiuto a chi cerca di dare un senso a ciò che dice,
lasciando ciò che conosco nel buio di conversazioni vane.

Mi lascio andare lungo i sentieri delle parole.
Ormai vuoto d’ogni lbertà e sentimento
ascolto le parole che mi sono rimaste addosso
e noto, con sospetto, che c’è una sola frase:
attento mondo, io t’osservo.

Un saluto. Max.

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Un giorno

Pubblicato da Max su 5 Luglio, 2009

Pensiero Filosofico

Un giorno il vento spegnerà il sole, l’erba crescerà fino a prendersi la sua rivincita sugli alberi,

il mare si fermerà per puro dispetto, le nuvole scriveranni i propri nomi in cielo,

i suoni lasceranno per sempre gli strumenti, ed io,

in tale confusione,

cercherò solo il tuo sguardo per avere con me,

il mio pensiero felice.

Un saluto. Max.

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Perchè no?

Pubblicato da Max su 3 Luglio, 2009

BIMBO ALLA FINESTRA - 17,5 X 25_jpgNiente era finito, perchè niente era mai cominciato.

Niente sarebbe stato, perchè niente avrebbe mai avuto inizio da lì.

Eppure era un attimo perfetto. Migliore d’ogni altro perchè unico. Irripetibile. Irrinunciabile.

Dunque no, nessuno me lo riporterà indietro, e non so perchè.

Però mi spiace: era un raggio di sole attraverso la finestra.

Un saluto. Max.

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Libertà e perfezione

Pubblicato da Max su 24 Febbraio, 2009

Non capisco come mai i ragazzi che hanno tra i 10 e 15 anni meno di me credano di essere perfetti.

Non prendono nemmeno in considerazione l’idea di non riuscire a raggiungere qualcosa, o di ottenere qualcosa che desiderino. Non è un atteggiamento che giudico errato a priori, ma mi nascono alcune perplessità.

Come si può veramente ottenere qualcosa se non ci si rende conto del percorso che si deve fare per ottenerla? Come è possibile avere padronanza di qualsiasi strumento a propria disposizione se si pensa di essere perfetti, senza necessità di miglioramento? Un atteggiamento così può provocare grandi atti d’eroismo, ma più per incoscienza che per consapevolezza della sfida. Manca la visione d’insieme del contesto in cui ci si muove, perchè il convincimento di essere perfetti nella propria libertà porta ad avere un comportamento acritico verso tutte le proprie azioni. Sappiamo benissimo, e senza sforzi filosofici, che dalla perfezione può nascere solo perfezione.

Ecco allora che la libertà viene espressa attraverso l’abbandono all’arbitrio senza critica, attraverso l’interazione sociale come mezzo d’espressione, e solo con azioni che possano colpire l’altro. In un mondo di perfetti e liberi, come si può interagire con qualcuno se non con gesti forti che sottolineino la propria esistenza?

Le priorità vengono distorte, e il percorso verso la maturità è semplicemente l’ambizione ad arrivare in un sistema di valori che riconosca il semplice esserci come valore massimo. Perchè affannarsi ad apprendere se la perfezione è già parte di noi? Perchè credere di dover capire le posizioni altrui se le nostre opinioni sono già inconfutabili?

La generazione subito dopo la mia non è solo ciò che ho detto fin’ora, anzi è ricca e viva, ma va aiutata. Andrà a finire che appena il mondo avrà necessità delle loro conoscenze per andare avanti, si troverà impreparata al compito, pensando che il sistema si regga da sè, e che semplicemente basta essere nel mondo giusto per dover ottenere tutto ciò che serve. (ho usato il verbo dovere non a caso).

Bisogna spendere la maggior parte delle risorse che abbiamo a disposizione a migliorare la qualità della vita della persone che popolano la società.

Anche l’istruzione concorre a migliorare la qualità della vita. Istruzione intesa come tutto l’insieme di nozioni ed esperienze che permettono ad un individuo di prendere coscienza di sè in relazione al prossimo ed al mondo. Non esiste libertà che non preveda di conoscere i propri limiti, limiti imposti anche dalla imprescindibile presenza di altre persone intorno a noi, indispensabili in una società complessa come la nostra. Invece siamo miopi e lasciamo alla famiglia da sola il compito di educare i figli. Non pensando che se in un contesto familiare non esistono i valori di bene comune, onestà e correttezza, questi non verranno trasmessi ai figli. Serve il controllo sociale su ogni individuo, inteso come condivisione di valori comuni su cui si fonda una soddisfacente convivenza pacifica e prospera, costruita con i principi che i nostri padri hanno messo nella costituzione italiana ed europea, e per i quali si sono combattute anche guerre.

Dobbiamo pensare al nostro futuro nel miglior modo possibile: educando ed educandoci a rispettare il prossimo e noi stessi.

Da ciò, potremo avere solo vantaggi.

Ovviamente, quanto scritto fin quì, non è che un pensiero espresso brevemente, e molti prima di me hanno detto meglio e con più vigore, gli stessi concetti. Ma volevo lo stesso dire la mia.

Un saluto. Max.

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Fortuna?

Pubblicato da Max su 20 Febbraio, 2009

La fortuna si chiama.

La fortuna si cerca.

Ma se ti bacia, è solo fortuna.

Un saluto. Max.

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