Ho lasciato andare il ramoscello che tenevo in mano, strappato dal cespuglio poco più su dell’argine per cui sono scivolato fino ad arrivare sul bordo di questo fiume. Verde, che dire biondo ormai non si può più.
Tra poco non lo vedrò più. Tra poco quel ramoscello verrà trascinato, dalla corrente nel quale l’ho gettato, verso l’ampia curva a duecento metri da me.
Tra poco molte cose seguiranno lo stesso destino. Molte cose verranno lasciate andare alla corrente e non saranno più distinguibili da chi rimane fermo, da chi rimane in bilico sull’argine del fiume: un piede immerso nel fango, l’altro su una roccia scivolosa, col sudore sulla fronte per lo sforzo e poche idee su come venir via da lì.
Insomma eccomi qui a tirare le somme di tutto un periodo. All’improvviso, che a saperlo non m’avvicinavo mica. Meglio tenersi una buona media senza tanti patemi e senza tanti sorrisi, che questo faticoso appostamento in riva al mondo, pieno di speranza e di terrore. Potenzialità ci sono, perché nuotare so nuotare, o almeno conosco la teoria, ma dove si va?
Però che bello il cielo oggi, mentre sfuma il blu sul rosso del tramonto. Un braccio si è addormentato, annoiato dai miei pensieri e forse stufo di stare piegato sotto il mio peso in posizione innaturale.
Dovrei semplicemente lasciarmi andare. Scivolare via verso quella curva lì in fondo. Magari qualcuno mi vede passare e avverte. Magari anche no, e mi ritrovo, quasi per magia, al mare, trasportato dal cullare lieve di qualche onda benevola che si lascia domare dalla mia voglia di libertà.
Che sciocco che sono, comunque. Dovevo avvertire della direzione che ho preso. Poetico partire e lasciare un po’ di mistero sulla destinazione, ma si può fare finché non si corrono rischi, finché si sta sul tracciato, o al massimo lo si costeggia, osservandolo da vicino. Ma adesso?
Insomma non posso contare su nessuno. Strano. A lungo ho pensato che tutte le mie decisioni dipendessero in maniera completa dalle azioni altrui, e invece eccomi qui, indubbiamente in una situazione particolare, a constatare che la vita se vuole, sa regalarti perfezione anche quando tutto sembra perduto.
Un momento perfetto, questo. Perfetto per dimostrare che anche chi non ha mai avuto il peso di se stesso, se non della sua sola propria vita, senza errori e senza distrazioni che aggravino il tutto, può ritrovarsi a fare il conto delle proprie risorse e dei propri pensieri. Può anche succedere di trovarne abbastanza per arrivare alla fine della giornata più ricco di prima. Oppure no. Tutto, comunque vada, in ogni caso, dipende sempre dalle scelte che vengono fatte. Ogni uomo si distingue per ciò che fa e ciò che non fa. Le famose opere e omissioni.
Insomma potevo stare più attento. O almeno potevo evitare che nessuno possa riuscire a venire a cercarmi. Almeno fino a domani sarò perfettamente indisturbato al centro della mia solitudine. Quest’ultimo è stato il pensiero che mi ha spinto ad organizzare il piano secondo il quale ho dissimulato ogni impegno e convinto tutti che avrei passato una tranquillissima e solitaria giornata tra i soliti posti sotto casa e il mio salotto. Invece sono fuggito, spinto lontano da quella curiosa voglia di avventura che penso tutti quanti abbiano avuto almeno una volta ogni tanto.
Chissà quanta gente ha preso la macchina e fatto tanti kilometri quanti gliene permetteva la strada, oppure è salita su un treno con una sola destinazione: in capo al mondo.
O ancora mi chiedo: quanti girano la chiave della propria porta di casa pensando che sia l’ultima volta che lo potranno fare?
Spaventa questo pensiero. Probabilmente spaventa più me che chiunque altro io conosca. Vivo da solo ma lo potrò fare ancora per poco. Dipende da una scelta, appunto. Una scelta che fino a questa mattina sarebbe stata altrui, ma per fortuna stasera è solamente mia. Nonostante i rimorsi, i ripensamenti e qualche rimpianto. Rimpianti pochi, devo ammettere. In definitiva ho potuto fare molto più di quanto mi era concesso, ho afferrato tutto quello che ho potuto. Purtroppo è stato breve, ma almeno è stato intenso.
Però ho deciso. Lascio la presa. La mano che teneva il ramoscello ormai riposa tranquilla fra me e madre terra, mentre l’altra tiene tutto con tre dita intorno alla radice di non so quale pianta.
La mia sedia a rotelle è a più di dieci metri da me. Non la raggiungerò. Vado alla curva del fiume, poi chissà.
Un racconto di immaginazione. Mi piace giocare con scene aperte, diapositive con piccole storie che lasciano intravedere un mondo ampio ma velato. Solo suggestioni per adesso, poi chissà.
Un saluto. Max.