Non capisco come mai i ragazzi che hanno tra i 10 e 15 anni meno di me credano di essere perfetti.
Non prendono nemmeno in considerazione l’idea di non riuscire a raggiungere qualcosa, o di ottenere qualcosa che desiderino. Non è un atteggiamento che giudico errato a priori, ma mi nascono alcune perplessità.
Come si può veramente ottenere qualcosa se non ci si rende conto del percorso che si deve fare per ottenerla? Come è possibile avere padronanza di qualsiasi strumento a propria disposizione se si pensa di essere perfetti, senza necessità di miglioramento? Un atteggiamento così può provocare grandi atti d’eroismo, ma più per incoscienza che per consapevolezza della sfida. Manca la visione d’insieme del contesto in cui ci si muove, perchè il convincimento di essere perfetti nella propria libertà porta ad avere un comportamento acritico verso tutte le proprie azioni. Sappiamo benissimo, e senza sforzi filosofici, che dalla perfezione può nascere solo perfezione.
Ecco allora che la libertà viene espressa attraverso l’abbandono all’arbitrio senza critica, attraverso l’interazione sociale come mezzo d’espressione, e solo con azioni che possano colpire l’altro. In un mondo di perfetti e liberi, come si può interagire con qualcuno se non con gesti forti che sottolineino la propria esistenza?
Le priorità vengono distorte, e il percorso verso la maturità è semplicemente l’ambizione ad arrivare in un sistema di valori che riconosca il semplice esserci come valore massimo. Perchè affannarsi ad apprendere se la perfezione è già parte di noi? Perchè credere di dover capire le posizioni altrui se le nostre opinioni sono già inconfutabili?
La generazione subito dopo la mia non è solo ciò che ho detto fin’ora, anzi è ricca e viva, ma va aiutata. Andrà a finire che appena il mondo avrà necessità delle loro conoscenze per andare avanti, si troverà impreparata al compito, pensando che il sistema si regga da sè, e che semplicemente basta essere nel mondo giusto per dover ottenere tutto ciò che serve. (ho usato il verbo dovere non a caso).
Bisogna spendere la maggior parte delle risorse che abbiamo a disposizione a migliorare la qualità della vita della persone che popolano la società.
Anche l’istruzione concorre a migliorare la qualità della vita. Istruzione intesa come tutto l’insieme di nozioni ed esperienze che permettono ad un individuo di prendere coscienza di sè in relazione al prossimo ed al mondo. Non esiste libertà che non preveda di conoscere i propri limiti, limiti imposti anche dalla imprescindibile presenza di altre persone intorno a noi, indispensabili in una società complessa come la nostra. Invece siamo miopi e lasciamo alla famiglia da sola il compito di educare i figli. Non pensando che se in un contesto familiare non esistono i valori di bene comune, onestà e correttezza, questi non verranno trasmessi ai figli. Serve il controllo sociale su ogni individuo, inteso come condivisione di valori comuni su cui si fonda una soddisfacente convivenza pacifica e prospera, costruita con i principi che i nostri padri hanno messo nella costituzione italiana ed europea, e per i quali si sono combattute anche guerre.
Dobbiamo pensare al nostro futuro nel miglior modo possibile: educando ed educandoci a rispettare il prossimo e noi stessi.
Da ciò, potremo avere solo vantaggi.
Ovviamente, quanto scritto fin quì, non è che un pensiero espresso brevemente, e molti prima di me hanno detto meglio e con più vigore, gli stessi concetti. Ma volevo lo stesso dire la mia.
Un saluto. Max.